Iran: proteste interne, struttura del regime, programma nucleare e ruolo del paese negli equilibri del Medio Oriente. Su questi temi si è concentrato l’incontro pubblico con l’Ambasciatore Luca Giansanti, ospitato a Roma da Gli Esploratori e moderato dal giornalista e scrittore Pietro Veronese.
Mercoledì 4 marzo 2026 si è tenuto il primo di quella che potrebbe diventare una serie di incontri di geopolitica a Gli Esploratori, ristorante, libreria e spazio culturale che si trova a Roma, in via Trionfale, 88.










Le proteste in Iran: una storia lunga mezzo secolo
Una parte dell’incontro ricostruisce la storia delle proteste nella Repubblica islamica, che Giansanti considera una chiave fondamentale per comprendere l’Iran di oggi. Le manifestazioni in Iran non sono episodi isolati, ma una storia continua di mobilitazione civile che attraversa il Paese dalla Rivoluzione del 1979 fino a oggi.
I movimenti riformisti
Negli anni Novanta emergono le prime proteste studentesche e movimenti riformisti: manifestazioni che non puntano a rovesciare la Repubblica, ma a ottenere riforme e maggiori spazi di libertà dall’interno del sistema.
Una Repubblica
La peculiarità del sistema iraniano, ricorda Giansanti, è che mantiene una forma di democrazia rappresentativa: si tengono elezioni periodiche per il presidente della Repubblica e per il Parlamento e, nella pratica, il risultato rappresenta un equilibrio tra la volontà del sistema e quella degli elettori. Nel 2009 questo equilibrio si rompe: una parte significativa della popolazione ritiene che il risultato non rifletta il voto espresso e milioni di persone scendono in piazza chiedendo che venga riconosciuto il loro voto.
Il nucleare
Tra 2018 e 2019 il malcontento nasce soprattutto da motivi economici: l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare e il ritorno delle sanzioni internazionali provocano l’impoverimento delle classi medie e una crisi economica che alimentano nuove mobilitazioni.
Dal cambiamento al rovesciamento
Nel 2022 il ciclo di proteste assume un carattere ancora diverso con il movimento Donna, vita, libertà: le manifestazioni diventano più radicali e mettono apertamente in discussione il sistema politico.
Le proteste di fine 2025, represse con estrema violenza, si inseriscono in questa traiettoria più lunga.
Il nodo del programma nucleare
Un altro passaggio centrale dell’incontro riguarda il programma nucleare iraniano e i negoziati che lo accompagnano da oltre vent’anni. Come spiega l’ambasciatore Luca Giansanti, il punto da cui partire è spesso frainteso nel dibattito pubblico: l’Iran non possiede l’arma nucleare e il negoziato internazionale non nasce per smantellare un arsenale esistente, ma per garantire che il programma resti esclusivamente civile.
Il confronto con la comunità internazionale inizia nel 2003, quando emerge che alcune attività nucleari condotte negli anni precedenti non erano state dichiarate e rimane il dubbio che il programma possa avere avuto anche una dimensione militare.
Il nodo centrale è l’arricchimento dell’uranio: il diritto internazionale consente ai paesi firmatari del Trattato di non proliferazione di sviluppare un programma nucleare civile, ma la stessa tecnologia può essere utilizzata anche per produrre materiale fissile per armi nucleari.
Dopo anni di negoziati e tensioni, nel 2015 si arriva a un accordo storico: l’Iran accetta forti limitazioni al proprio programma nucleare e un sistema di verifiche internazionali molto rigoroso. In cambio ottiene la progressiva rimozione delle sanzioni economiche.
L’equilibrio dura poco. Nel 2018 Trump si ritira unilateralmente dall’intesa e reintroduce pesanti sanzioni con la strategia della cosiddetta massima pressione.
Negli anni successivi vari tentativi di rilanciare l’accordo non riescono a produrre risultati duraturi, mentre il programma nucleare iraniano continua a svilupparsi entro limiti sempre più controversi.
Nel giugno del 2025 Israele colpisce direttamente obiettivi iraniani e il conflitto si trasforma in quello che viene ormai definito la guerra dei dodici giorni. Per la prima volta una rivalità che per decenni si era espressa soprattutto attraverso conflitti indiretti e operazioni clandestine assume la forma di uno scontro militare diretto.
Il 28 febbraio 2026 l’ulteriore attacco interrompe bruscamente il negoziato sul programma nucleare, che nel frattempo era ripreso dopo alcune tornate diplomatiche.
Cosa pensano gli iraniani: tra Paese e diaspora
Secondo Luca Giansanti non esiste una risposta unica, perché l’Iran è una società complessa e profondamente divisa al suo interno. Il paese conta più di novanta milioni di abitanti con orientamenti politici molto diversi.
I giovani si radicalizzano nel giudizio sul sistema politico: si passa da una contestazione che chiede riforme a una posizione che punta apertamente al cambiamento del regime.
Esiste ancora una parte riformista: figure politiche, intellettuali e una parte della popolazione chiedono cambiamenti profondi attraverso strumenti politici, referendum o riforme interne; ma rifiutano l’idea che possano arrivare attraverso un intervento militare esterno.
A questa polarizzazione si aggiunge un terzo elemento spesso trascurato nel dibattito occidentale: una base sociale che continua a sostenere il sistema politico. Gli ultimi dati elettorali indicano che milioni di elettori votano ancora per candidati conservatori. Una parte significativa della società rimane legata alla Repubblica islamica.
La situazione appare ancora più complessa se si guarda alla diaspora iraniana. All’estero il dibattito è spesso più radicale: una parte dell’opposizione sostiene apertamente la necessità di un intervento internazionale per rovesciare il regime, mentre altre voci rifiutano questa prospettiva e insistono sul fatto che il cambiamento debba nascere solo all’interno del paese.
In un paese sottoposto a repressione, sanzioni economiche e tensioni militari, le priorità della popolazione possono mutare rapidamente, passando dalla contestazione politica alla preoccupazione più immediata per la sicurezza e la sopravvivenza quotidiana.
Gli Esploratori: spazio culturale a Roma
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